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lunedì 30 novembre 2009

nuovo blog

Ho aperto un nuovo blog sulla didattica... più specifico, sulla LIM.

APPUNTI SULLA LAVAGNA 

Questo, che stavo quasi per dimenticare, lo lascio come memoria, anche perché c'è qualcuno che lo legge ancora.

mercoledì 15 ottobre 2008

Una riforma poco… Gentile

Sbaglia, a parer mio, chi va dicendo che questa legge di conversione del decreto Gelmini non è una vera e propria riforma, ma è solo un’accozzaglia di tagli indiscriminati e irresponsabili con l’unico obiettivo del risparmio economico.
Un obiettivo politico – culturale esiste. Esiste eccome. Consiste essenzialmente nel sistematico smantellamento di un sistema scuola faticosamente costruito, a partire dagli anni 70, all’interno del guscio ordinamentale lasciato in eredità dalla riforma Gentile.
una classe 1920Se quest’ultima fu senz’altro, nel bene e nel male, una “riforma” profonda che diede un assetto stabile e duraturo a tutto il sistema scolastico italiano, a partire dagli anni 70, soprattutto nella scuola elementare, presero l’avvio processi di democratizzazione (gli organi collegiali, ma non solo) e di nuova sensibilità didattica come il tempo pieno, l’abolizione dei voti, l’introduzione di nuove forme di valutazione, i principi di collegialità, confronto e collaborazione tra docenti.
Che tali processi si siano spesso e volentieri incagliati tra le sabbie del burocraticismo pedante e che la democrazia scolastica si sia spesso ridotta ad una caricatura di se stessa è una questione a parte.
Differentemente dalla riforma Gentile, riforma che intendeva “costruire” un sistema solido e funzionale alla società di allora, l’obiettivo di questa politica e di questo governo, è quello di “cancellare” il più in fretta possibile gli effetti, assai deleteri dal punto di vista di chi governa, del ’68.
Diversamente non si capirebbe il perché, tra tutti i modi possibili di risparmiare e “fare cassa”, si scelga come strada privilegiata proprio quella del maestro unico e dello smantellamento di fatto, al di là delle dichiarazioni, del tempo pieno. Diversamente non si capirebbe il perché, ancora una volta, il principale bersaglio della riforma sia proprio la scuola primaria, che insieme con la scuola dell’Infanzia, costituisce l’unico segmento del sistema scolastico italiano a presentare buoni risultati nelle ricerche internazionali…

venerdì 04 luglio 2008

A scuola con il grembiule... ma non sarebbe meglio con il computer?

E questa ci mancava proprio. Torniamo ai grembiuli per i bambini e le bambine. Lo propone una deputata trentenne della maggioranza e la nostra nuova giovane ministra, naturalmente, approva in pieno... Probabilmente ne' l'una ne' l'altra hanno mai sperimentato di persona l'effetto della divisa scolastica.
Nonostante gli evidenti significati restauratori e controriformisti della proposta, non sono contrario all'idea di un abbigliamento più adatto e comodo per i bambini che vanno a scuola. Ma siamo sicuri che sia proprio il "grembiule" (nero per giunta) a restituire serietà e credibilità all'istituzione scolastica? Non pare strano che proprio da quella parte politica che si richiama ai valori di assoluta innovazione e modernità della scuola (le tre "I", le pagelle online...) arrivino le proposte per un chiaro ritorno ad uno "stile" passato?
Diciamola tutta. I grembiuli, con o senza fiocchi, sono proprio brutti e tristi. Non sarebbe stato meglio proporre invece una divisa - abbigliamento colorata e vivace? Magari una tuta leggera e comoda del tipo di quelle che usano le società sportive? Una scelta, ovviamente, da affidare ai singoli istituti in base al regolamento sull'autonomia.
E magari accompagnando poi l'iniziativa nazionale con ferree direttive che vietino di far trasportare quotidianamente ai bambini pesantissimi zainetti, responsabili di diversi problemi alla colonna vertebrale?
Qual è, allora, l'immagine che hanno i nostri parlamentari e i nostri governanti dell'infanzia a scuola? Che cosa fanno, o cosa dovrebbero fare, fisicamente, i bambini in quelle ore che riempiono una parte così importante della loro vita? Stare sempre seduti nei banchi ad ascoltare la maestra che spiega? Leggere, scrivere e far di conto sempre e solo su libri e quaderni?
E poi... La contemporaneità di questa proposta con quell'altra, ben più grave e pesante, della schedatura razziale dei piccoli rom attraverso il rilevamento delle impronte digitali non può non evocare cupi scenari che pensavamo superati da almeno sessant'anni.

C'è poi da concordare con Vertecchi, che interpellato in merito, ha risposto che i veri problemi della scuola sono ben altri.
Ne cito uno solamente. Quello relativo alle dotazioni tecnologiche della scuola.
Dai tempi del Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche (1997) non è stata messa in campo nessun'altra iniziativa nazionale mirata a dotare la scuola di attrezzature adeguate e a parte alcune iniziative locali (regionali, provinciali...) le dotazioni sono rimaste quelle di dieci anni fa, tempi lunghissimi per quanto riguarda computer, lavagne interattive, reti LAN, connessioni e affini.
Si sa, la situazione del paese è quella che è. Il bilancio dello Stato deve fare i conti con difficoltà economiche e finanziarie piuttosto pesanti. Nonostante questo, alcune soluzioni di "ripiego" potrebbero essere pensate e progettate, anche a costo zero.
Ad esempio il riciclo di computer vecchi di tre o quattro anni dismessi da enti pubblici o privati o addirittura dalle famiglie stesse, che in molti casi sarebbero ben felici di aiutare la scuola.
Ma avete mai provato a portare nella vostra aula (o in quella di vostro figlia/o) un computer o un monitor o una stampante?
Io che sono un insegnante di scuola primaria sì, ma ho dovuto ben presto riportarmi via il mio vecchio Pentium, dato che molti problemi di tipo "amministrativo", soprattutto legati all'inventario dei beni, non tanto alla sicurezza, costituivano un ostacolo letteralmente insormontabile. Avrei dovuto fare una "donazione" alla scuola (ma io non volevo donarlo, volevo solo imprestarlo...), avrei dovuto fare apposita domanda al Consiglio d'Istituto... Procedure che sarebbero durate parecchi mesi.
Teoricamente, se consentissi ad un mio alunno di scrivere sul mio notebook, dovrei "donare" il mio notebook alla scuola e fare domanda...
Il punto di fondo è che la normativa scolastica attuale che regola acquisti ed inventari risale a quel periodo cupo cui prima accennavo. E' totalmente inadeguata in ogni caso ad avere a che fare con i problemi che pongono le (ormai non più tanto) nuove tecnologie.
La nostra giovane ministra è un'esperta in diritto amministrativo, mi pare. Perché, invece di preoccuparsi di come sono vestiti i bambini, non si preoccupa degli strumenti con cui questi possono imparare e trova una soluzione amministrativa efficace per consentire che, anche nel rispetto delle norme sulla sicurezza, la normalità entri finalmente nella scuola?

giovedì 01 novembre 2007

Ancora Logo...

Un post del blog di Wired del 15 ottobre si domanda che ne è del linguaggio Logo a quarant'anni dalla sua nascita. Chi scrive è evidentemente una persona che ha fatto dell'informatica la sua professione. Ricorda le prime esperienze con la tartaruga-triangolino dell'Apple II e come, dalla curiosità da bambino, sia nata la passione per l'informatica.
"Stavo imparando, ma le mie esperienze non assomigliavano ad una lezione. Era divertente!"
Anche a me è capitato di incontrare un paio di brillanti giovanotti (italiani) che hanno fatto della programmazione e dell'informatica la loro professione. Avevano un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni, l'età dei miei ex alunni; mi hanno raccontato che quando facevano le elementari e le medie le prime esperienze di programmazione le hanno fatte proprio con il Logo e non hanno avuto dubbi nell'affermare che quei primi approcci sono stati essenziali per lo sviluppo successivo dei loro interessi.
D'altra parte è sufficiente leggere le numerosissime risposte al post di Wired di persone che rievocano con un pizzico di nostalgia le loro Logo stories per capire che in effetti, almeno in qualche caso, il Logo ha lasciato un segno positivo nel percorso formativo di molte persone.

E' un po' anche per questo che mi ostino da anni a proporre il Logo come un'attività essenziale e fondamentale per la scuola. Questo nonostante l'interesse di insegnanti, genitori, educatori a vario titolo e soprattutto delle istituzioni vada in direzioni affatto diverse. Da una parte l'istruzione "addestrativa" (ECDL), dall'altra la rincorsa affannosa alle ultime novità degli strumenti tecnologici (e-learning, podcasting, software interattivi e spettacolarizzati...).
Ma la dimensione del "comprendere" vero e proprio, della curiosità cognitiva, il piacere della scoperta "in proprio" o del provare a vedere "cosa succede se...", dimensione che la vecchia e umile tartaruga sembrava garantire, viene un po' dimenticata.
Adesso poi, nel momento in cui, secondo il nostro ministro, è più importante sapere che il Colle di Cadibona divide le Alpi dagli Appennini piuttosto che avere un'idea di che cos'è una variabile e di come la si può usare, le cose si fanno più difficili e lo spazio per l'"informatica" a scuola si riduce ulteriormente.

Personalmente però non rinuncio e provo a rilanciare alcune proposte.
Didattica con LogoHo dedicato uno spazio web alla didattica con Logo. Lo spazio è rivolto soprattutto ai colleghi che vogliano farsi un'idea di quanto oggi esista a livello di versioni Logo (e Logo-like) disponibili; di quali siano proprietarie e quali free; dell'età degli studenti cui si adatti ciascuna versione; di quali siano gli ambiti di studio preferenziali e peculiari...
Si tratta di versioni che ho avuto modo di verificare e provare direttamente. Non si tratta certo di tutte le versioni disponibili che sono molte di più di quelle che sono riuscito a provare.
Manca poi decisamente un'area di discussione sulla possibile didattica concreta, su come ci si possa organizzare, in questa situazione reale della scuola italiana, per fare Logo a scuola. Nonostante alcuni miei sporadici tentativi di attivare un interesse di gruppo su questo tema, nulla del genere ha preso vita.
Speriamo che questo ennesimo spunto possa avere miglior fortuna...

Posted by Alessandro Rabbone at 6:17 PM
Edited on: giovedì 01 novembre 2007 6:40 PM
| Categorie: Didattica

venerdì 07 settembre 2007

La rivincita di grammatica e tabelline

Stavo leggendo i documenti "estivi" del Ministero e tentando qualche riflessione sia sugli Assi culturali (regolamento sull'obbligo dell'istruzione) sia sulle Indicazioni Nazionali quando l'uscita mediatica del ministro su giornali e TV mi ha colpito con violenza...
Raramente ho giudicato prese di posizione pubbliche così grossolane e sensazionalistiche. Nelle precedenti uscite sui videogiochi violenti, sugli insegnanti fagnani, sul bullismo, sugli esami di riparazione, il nostro ministro non mi era piaciuto granché, ma ho sempre pensato che queste dovevano far parte, in fondo, di un comportamento imposto dal ruolo.
Ma ora comincio a ipotizzare che ci sia qualcosa di più.

Non può non risultare evidente la distanza di stile, ma anche di contenuti, tra i documenti di cui dicevo e le affermazioni mediatiche.
Sembrano, in tutta onestà, appartenere a progetti politici molto differenti. Il documento sugli assi culturali soprattutto, dopo tanto pedagoghese confuso, tabelle, schemi ed elenchi di obiettivi vaghi ed indefiniti sembra finalmente rimettere ordine tra i concetti, essenziali per chi insegna, di “competenza”, “abilità” e “conoscenza” e fare finalmente chiarezza con un linguaggio comprensibile e condivisibile sulle finalità della scuola dell’obbligo. Le stesse Indicazioni Nazionali pur tra molte possibili critiche nel dettaglio - per esempio sul ruolo biecamente “strumentale” e assai poco “cognitivo” svolto dalle tecnologie impiegate nella didattica - hanno comunque il pregio, rispetto al passato, di essere più comprensibili, più sintetiche e soprattutto ordinate sistemicamente rispetto ai tre ordini di scuola (infanzia, primaria e secondaria di I grado).
Le recenti dichiarazioni di Fioroni invece, sono andate ben al di là di una necessaria semplificazione comunicativa per il mondo dei “non addetti”; rimpallate soprattutto dalla stampa, puntavano soprattutto ad accreditare un immagine di governo “serio”, severo il giusto e attento alla conservazione dei “veri valori” della scuola. Un tentativo quasi di scavalcare la destra.
Trovo davvero curioso che Forza Italia, quasi spiazzata, sia stata costretta a definire il progetto come un progetto “passatista”.
Che tutto questo abbia a che fare con le “grandi manovre” per un’alleanza politica centrista presidiata dal nascituro Partito Democratico?
Non si intuisce forse un parallelismo con la recente richieste di “giro di vite” sul tema dell’ordine pubblico (lavavetri ecc.) sostenuto da alcuni sindaci di quella area? (Cofferati propone perfino l’arresto per chi imbratta i muri della città).

Il coro di assensi compiaciuti e trionfalistici dei “disciplinaristi” ha trovato la propria massima espressione nell’articolo di Paola Mastrocola sulla Stampa di mercoledì 5, che, riprendendo i temi dei “Segmenti e bastoncini”, è arrivata a chiedere il ripristino delle poesie a memoria e della calligrafia. E a quando le “aste” per “imparare” a scrivere?

Ciò che preoccupa sono le conseguenze possibili.
I genitori, ma anche molti insegnanti, leggono solo i giornali e guardano solo la TV. Non vanno a leggersi le pagine delle Indicazioni e dei documenti sugli Assi culturali per la scuola dell’obbligo.
I genitori sono rassicurati da un punto di vista emotivo. L’immagine di scuola prospettata da Fioroni in questi giorni assomiglia sempre di più a quella che "loro" hanno frequentato, quando non c'erano troppe tecnologie e diavolerie varie. Ciò che è conosciuto, o si suppone di conoscere, piace sempre di più e, soprattutto, spaventa di meno.
La stessa immagine rischia di rassicurare e legittimare quella parte di insegnanti che non si sono mai posti domande sulla pedagogia, non si sono mai occupati di tecnologia, che hanno fatto i corsi di aggiornamento sbuffando e solo per adempiere ad un dovere burocratico. Questo fatto che grammatica, nomi di fiumi, tabelline e poesie a memoria contano di più di inglese e informatica li riporta all'onor del mondo. Infatti la grammatica, le capitali e le tabelline le sanno, l'informatica e l'inglese no. Sanno anche I Sepolcri a memoria e forse, dopo aver letto Mastrocola, stanno già programmando di iniziare l’anno facendo imparare ai bambini Pianto antico.

Posted by Alessandro Rabbone at 12:20 AM
Edited on: venerdì 07 settembre 2007 12:29 AM
| Categorie: Vita della scuola

sabato 11 agosto 2007

Scratch. Per imparare i concetti base della programmazione.

"Oggi, attraverso il computer, si può accedere ad un'incredibile varietà di giochi interattivi, storie, animazioni, simulazioni ed altri tipi di programmi dinamici ed interattivi. Ma, per lo più, tali programmi sono unidirezionali: si può soltanto sfogliare e cliccare ciò che altri hanno creato; non si può progettare e creare in proprio...."

Con questa premessa SCRATCH presenta sè stesso. Con l'obiettivo di ampliare notevolmente le possibilità di inventare e programmare al computer per chi programmatore non è o per chi non padroneggia alcun linguaggio di programmazione.
ScratchSi tratta di un'applicazione piuttosto leggera, liberamente e gratuitamente scaricabile.
Una volta installata, basta davvero poco tempo per imparare a compilare pezzi di codice e script attraverso blocchi grafici (non è necessario scrivere). I blocchi sono semplici da usare, ma, combinati opportunamente, possono restituire animazioni e comportamenti interattivi anche piuttosto sofisticati.
Parente stretto di molte versioni Logo, ma più semplice ed immediato, oltre che decisamente orientato alla multimedialità, non costringe chi lo utilizza a studiare e a ricordare complessi e a volta astrusi comandi (le primitive). Le intestazioni dei blocchi infatti, traducibili, con un semplice click del mouse, in molte lingue tra cui l'italiano, sono immediatamente comprensibili e facilmente utilizzabili.
Il feedback circa la correttezza dei propri ragionamenti è dunque immediato; questo anche perché gli script possono essere modificati durante l'esecuzione del programma.

Scratch, realizzato e curato dal Lifelong Kindergarten Group del Media Lab del MIT (Massachusetts Institute of Technology) in realtà non è solo una bella e funzionale applicazione open source molto adatta all'apprendimento attivo. E' un vero e proprio progetto educativo che si pone l'obiettivo di creare una shared community ed una cultura costruzionista intorno alla pubblicazione condivisa dei progetti ed al conseguente scambio, con questi, di idee e suggerimenti. Infatti dal pannello dell'applicazione, una volta realizzato il proprio progetto, è sufficiente cliccare sul pulsante "share" per pubblicare il progetto stesso sul sito di Scratch. Qui il progetto potrà essere contrassegnato, commentato e classificato sia dallo stesso autore, sia dagli altri utenti. Un vero e proprio ambiente di condivisione in rete dunque, così come avviene per le fotografie con Flickr o per i video con YouTube...; un ambiente, che, tra l'altro, in pochi mesi di vita può già contare oltre ventimila progetti ed altrettanti iscritti.

Inutile dire che Scratch potrebbe rappresentare per la scuola del primo ciclo (ma non solo) una grandissima opportunità. Non solo si tratta di un ambiente che non costa assolutamente nulla, né per l'applicazione, nè per la pubblicazione in rete e che richiede solo un po' di buona volontà da parte dell'insegnante. Si tratta soprattutto di un progetto fondato su solide basi pedagogiche.
Ecco come, in un altro documento, vengono presentati gli obiettivi di apprendimento:
"Cosa imparano i ragazzi quando creano storie interattive, animazioni, giochi, musica e computer art con Scratch?
Soprattutto essi si appropriano di idee relative alla matematica ed alla programmazione che vengono costruite durante l'esperienza con Scratch. Quando creano programmi in Scratch essi imparano concetti base come l'iterazione e le condizioni. Acquisiscono anche la comprensione di importanti concetti matematici come quella di coordinata, variabile, e casualità.
Significativamente, gli alunni imparano tali concetti in un contesto dotato di senso e motivante. Quando i ragazzi imparano le variabili in modo tradizionale, normalmente non sentono molto l'utilità del concetto per i propri fini personali. Ma quando le imparano nel contesto di Scratch le possono usare immediatamente in una maniera veramente significativa: per controllare la velocità di un'animazione, o per tenere traccia del punteggio del gioco che stanno realizzando..."

Rimane solo da sperare che la scuola italiana, tutta presa nel dibattito filosofico tra "personalismo" e "individualismo", ma che poi lamenta gravi insuccessi nell'apprendimento della matematica, sappia scendere su di un piano un po' più pragmatico e cogliere opportunità come questa.

Posted by Alessandro Rabbone at 11:04 PM
Edited on: sabato 11 agosto 2007 11:21 PM
| Categorie: Didattica

sabato 19 maggio 2007

Lavagne interattive multimediali. 'Valore aggiunto' e 'sostegno' alla didattica.

Mi è capitato nel corso della mia ultima sperimentazione all'IRRE Piemonte di utilizzare una LIM o LIMD (Lavagna Interattiva Multimediale per la Didattica). Si tratta di un ulteriore oggetto tecnologico da poco entrato nel panorama delle possibili risorse strumentali per la scuola. Collegata ad un pc dotato di un software apposito e usata con un normale proiettore costituisce una sorta di ampio touch screen che permette (più) efficaci lezioni frontali, ma anche un interessante utilizzo "collettivo" in una situazione di gruppo e di condivisione cognitiva da parte degli alunni. Un utilizzo tanto più interessante quanto più gli alunni sono piccoli.

bambini alla lavagna interattiva Un recente convegno a Bologna sull'uso delle LIM, cui ho partecipato, mi ha però lasciato qualche dubbio. Dubbi non tanto sulla bontà dello strumento in sé, che mi sembra un ottimo strumento, ma dubbi sul modo in cui la cultura pedagogica attuale ne concepisce l'utilizzo in funzione del far scuola.
Nonostante alcuni accenni problematici espressi da Luigi Guerra, ordinario di “Tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento” di Scienze della Formazione di Bologna, che ha parlato di possibili 'derive' negative nel caso in cui si focalizzi eccessivamente l'attenzione sull'aspetto tecnico e strumentale, mi è parso che il clima generale andasse piuttosto in direzione di un appiattimento nell'esaltare il 'valore aggiunto' rispetto alla didattica.
In altre parole, pur a fianco di qualche esperienza nuova ed interessante, il senso con cui la scuola si accinge a fare entrare anche questo strumento nel proprio ambito sembra essere quello per cui le tecnologie siano e debbano essere un mero (e neutro) 'sostegno' alla didattica... una didattica che per forza rimane quella tradizionale, con gli stessi contenuti e le stesse finalità.
Che computer e aggeggi informatici come le LIM siano semplici strumenti è un dato di tutta evidenza, ma se si parla di 'tecnologie' non si parla solo di strumenti, si parla anche dei relativi processi e procedimenti con cui questi vengono usati.
Allora introdurre le tecnologie a scuola non significa solamente 'aggiungere' o 'sostenere' ciò che già esiste, ma dovrebbe significare rimettere in discussione processi, procedimenti e anche obiettivi, con un'attenzione particolare, visto che ci si trova nell'ambito dell'istruzione, alla dimensione cognitiva.

Non posso, a questo proposito, che condividere un post di Dario Zucchini che lamenta che gli insegnanti non riescono a staccarsi dal concetto di 'ricerchina' (riedizione o breve rielaborazione di quanto già esiste) quando con le tecnologie si potrebbe fare molto di più. Il fatto è che immaginare e progettare nuovi percorsi cognitivi dei propri alunni richiede uno sforzo molto maggiore rispetto al semplice attrezzarsi ad utilizzare un nuovo software o un nuovo aggeggio informatico.

Posted by Alessandro Rabbone at 3:39 AM
Edited on: sabato 19 maggio 2007 4:49 AM
| Categorie: Didattica

giovedì 12 aprile 2007

Tecnologie a scuola? Davvero?

Come vi trovereste se foste ricoverati in un ospedale in cui le procedure seguite dal personale, gli strumenti di diagnosi e le terapie adottate fossero, all'incirca, quelle di cento anni fa?
Come minimo “a disagio” credo.
Perché mai, allora, si continua a trovare normale che nella scuola accada ciò che in altre strutture istituzionali non sarebbe tollerabile e tollerato?
Perché stupirsi se ragazze e ragazzi, come le tristi cronache di questi tempi mettono in evidenza, vivono rispetto alla scuola sempre più stati di disaffezione e di noia quando non di ribellione aperta?

Nella scuola, e soprattutto nella scuola di base, le procedure d'insegnamento e gli strumenti materiali sono grossomodo quelli degli inizi del '900, della riforma Gentile, per bene che vada. La disposizione di cattedre e banchi nelle aule, le possibilità comunicative e dialogiche di lavagne (di ardesia o, nella migliore delle ipotesi, in laminato plastico per gesso), di carte geografiche, di libri, penne e quaderni sono sicuramente le medesime.
Nonostante qualche sforzo degno di nota di qualche anno fa (mi riferisco al PSTD, Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche, 1997 - 2000), le tecnologie, nuove o meno nuove, nella scuola non ci sono mai entrate davvero...
Non ci è entrata per nulla la televisione che "di per sé", e non certo per quello che trasmettono RAI e Mediaset, potrebbe rappresentare un formidabile strumento didattico (e dovrebbe bastare, al proposito, il ricordare la storica esperienza di Alberto Manzi "Non è mai troppo tardi").
Men che meno ci è entrata la radio, che, tra tutte le tecnologie della comunicazione, non può certo essere considerata "nuova".
Il computer, almeno al suo apparire, sembrerebbe aver avuto molta più fortuna, ma se ci si ragiona un minimo, l’impatto concreto sulla didattica appare in definitiva piuttosto limitato…
L’ultima indagine sulle TIC nella scuola italiana, condotta nel 2004 dal MIUR, ora tornato MPI, affermava in toni trionfalistici che nella scuola italiana si aveva una media di un computer ogni 10 alunni (di uno ogni 12 circa nella scuola di base). Dati confermati anche da più approfondite ricerche europee
Tuttavia ne’ le indagini nazionali, ne’ quelle europee, indicano con chiarezza quale quota di strumentazione digitale viene abitualmente destinata alla didattica d’aula e/o di laboratorio e quale all’amministrazione da parte delle segreterie. Al proposito mi torna sempre in mente ciò che alcuni anni fa era emerso come “caso limite”. In una provincia piemontese si dava il caso di un piccolo circolo didattico in cui, sui 9 pc acquistati con i fondi PSTD, 8 erano stati destinati alla segreteria amministrativa ed uno solo alla didattica… La cosa curiosa era che il personale di segreteria era costituito da solo quattro unità.
Anche ammesso che davvero ogni alunno potesse avere a disposizione un computer per un decimo del proprio tempo/scuola, cosa assai improbabile, vista l’attuale organizzazione di tempi e spazi, l’influenza della tecnologia sulle modalità di apprendimento e di insegnamento rimarrebbe un fatto del tutto modesto.

In un periodo in cui la preoccupazione educativa più pressante sembra essere quella di criticare i videogiochi violenti e di proibire l’uso dei cellulari (soprattutto per evitare che le riprese video finite su YouTube possano dimostrare l’abisso di volgarità e pochezza culturale in cui è precipitata la scuola) vale ancora la pena di ripensare alla tecnologia come ad un’occasione positiva?
Forse no, forse, per riprendere il paragone con le strutture sanitarie, conviene rassegnarci a farci curare senza antibiotici e senza anestesie…

Posted by Alessandro Rabbone at 1:49 PM
Edited on: giovedì 12 aprile 2007 1:51 PM
| Categorie: Didattica

martedì 06 marzo 2007

convegno sul Logo a Salerno

Sono stato a Salerno... Un convegno sul Logo. E dopo tanti anni non mi sono ancora stufato. Non si tratta solo delle novità tecnologiche (le nuove versioni di MicroMondi ecc.)
Non mi sono ancora stufato perché ogni volta ritrovo in chi partecipa interesse e passione pedagogica; ritrovo colleghi insegnanti che hanno ancora voglia di stare ad osservare i bambini e di pensarli protagonisti attraverso il racconto delle loro esperienze cognitive. un momento del convegno

L'occasione è stata la presentazione di un libro: il terzo quaderno del Centro Intermedia, dedicato ovviamente alle esperienze Logo e al costruzionismo di S. Papert.
Mi colpisce, leggendolo, ritrovare dopo 25 anni e più, tanti racconti di percorsi professionali simili al mio. Il primo approccio con il Logo negli anni '80 con il Commodore 64 e simili, i primi entusiasmi, i primi laboratori allestiti tra mille difficoltà...
libro 'logo, micromondi, robotica'L'usare il Logo a scuola non è una pratica di massa, sia ben chiaro, ma un certo numero di belle esperienze in Italia è pur sempre presente. Basta leggere il libro o sfogliare il DvD allegato, per renderesene conto. E' pur sempre presente un gruppetto di insegnanti che forse sono troppo timidi, o forse troppo lontani dai virtuosismi verbali del buro-pedagoghese, o forse, semplicemente e pragmaticamente, hanno solo voglia di pensare ai ragazzi ed alla didattica...
E' l'impressione che ne ricavo leggendo Clelia Ferrario o Rosario Formica o il davvero coinvolgente intervento di Roberto Bergonzini di Castelvetro Modenese. Ed è la stessa impressione che provo quando al convegno incontro, di persona, Serena Simoncini, Maria Luisa Zampetti e lo stesso Michele Baldi che ha curato il libro.
Tutti fermamente convinti che usare Logo nella scuola non significa solo usare una tecnologia più adatta o accattivante, ma significa cambiare concretamente (e quotidianamente) il proprio punto di vista su cosa significa "imparare".

La cosa strana è che questo gruppetto di persone sparse un po' per tutta Italia, ma così vicine per storia professionale e per convinzioni pedagogiche, non abbia mai tentato d'incontrarsi ne' in modo virtuale, ne' di persona.

Non sarà arrivato il momento di farlo?

Posted by Alessandro Rabbone at 3:51 PM
Edited on: martedì 06 marzo 2007 6:41 PM
| Categorie: Vita della scuola

venerdì 12 gennaio 2007

... e la nascita dell'ANSAS

Mi sbagliavo; almeno parzialmente, ma mi sbagliavo.

I tempi lunghi, le prorogatio, cui la burocrazia ministeriale ci ha abituati nel corso degli anni questa volta non valgono.
Sulla questione chiusura IRRE / apertura ANSAS (la nuova Agenzia per l'autonomia) il ministro pare muoversi con celerità inusuale. Il giorno dopo l'approvazione della legge finanziaria ecco la circolare che mette fine agli IRRE. Nemmeno si fanno passare le vacanze di Natale. I Consigli di Amministrazioni sono sciolti... tutti i progetti sono sospesi, si nominano i Commissari straordinari (già fatto anche questo). Al via il passaggio di beni e personale alle USR...

Non posso certo nascondere una certa ammirazione per chi si muove con sicurezza e determinazione per rimettere ordine nel caos della burocrazia scolastica, ma d'altra parte, appena provo a posizionarmi da un punto di vista meno interno e più oggettivo, qualche dubbio mi viene.
In fondo parliamo di un provvedimento per risparmiare che riguarda, nel complesso, poche centinaia di persone. Se si considera poi la vicinanza alla pensione di molti comandati, il numero si riduce ulteriormente...
A leggere alcuni post su blog e m-list scolastici che inneggiano con cori da stadio virtuali al ministro che "rispedisce in cattedra" gli imboscati distaccati ("Grande Beppe!", "Forza Fioroni"...) viene il dubbio che si tratti di un'operazione più di immagine che di sostanza.

Qualcuno, non solo a destra, sostiene che l'istituzione dell'ANSAS, alle dirette dipendenze del Ministero rappresenti un'operazione neo-centralista per il controllo dell'autonomia delle scuole, ma a me il punto centrale non sembra questo. Come persona di scuola mi preoccupa, e non poco, la scarsa considerazione generale circa il ruolo della ricerca educativa e didattica nel nostro paese.
Molto probabilmente gli IRRE hanno fallito nel loro compito, ma sostituirli con un'Agenzia di dipendenti diretti che avrà come compito principale il monitoraggio delle riforme e dell'organizzazione, equivale a negare ogni valore e ogni possibilità all'innovazione didattica, alla ricerca di nuove metodologie, alla sperimentazione di nuovi modelli e strumenti...

Posted by Alessandro Rabbone at 1:46 PM
Edited on: sabato 19 maggio 2007 3:43 AM
| Categorie: Vita della scuola