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mercoledì 15 ottobre 2008

Una riforma poco… Gentile

Sbaglia, a parer mio, chi va dicendo che questa legge di conversione del decreto Gelmini non è una vera e propria riforma, ma è solo un’accozzaglia di tagli indiscriminati e irresponsabili con l’unico obiettivo del risparmio economico.
Un obiettivo politico – culturale esiste. Esiste eccome. Consiste essenzialmente nel sistematico smantellamento di un sistema scuola faticosamente costruito, a partire dagli anni 70, all’interno del guscio ordinamentale lasciato in eredità dalla riforma Gentile.
una classe 1920Se quest’ultima fu senz’altro, nel bene e nel male, una “riforma” profonda che diede un assetto stabile e duraturo a tutto il sistema scolastico italiano, a partire dagli anni 70, soprattutto nella scuola elementare, presero l’avvio processi di democratizzazione (gli organi collegiali, ma non solo) e di nuova sensibilità didattica come il tempo pieno, l’abolizione dei voti, l’introduzione di nuove forme di valutazione, i principi di collegialità, confronto e collaborazione tra docenti.
Che tali processi si siano spesso e volentieri incagliati tra le sabbie del burocraticismo pedante e che la democrazia scolastica si sia spesso ridotta ad una caricatura di se stessa è una questione a parte.
Differentemente dalla riforma Gentile, riforma che intendeva “costruire” un sistema solido e funzionale alla società di allora, l’obiettivo di questa politica e di questo governo, è quello di “cancellare” il più in fretta possibile gli effetti, assai deleteri dal punto di vista di chi governa, del ’68.
Diversamente non si capirebbe il perché, tra tutti i modi possibili di risparmiare e “fare cassa”, si scelga come strada privilegiata proprio quella del maestro unico e dello smantellamento di fatto, al di là delle dichiarazioni, del tempo pieno. Diversamente non si capirebbe il perché, ancora una volta, il principale bersaglio della riforma sia proprio la scuola primaria, che insieme con la scuola dell’Infanzia, costituisce l’unico segmento del sistema scolastico italiano a presentare buoni risultati nelle ricerche internazionali…

venerdì 04 luglio 2008

A scuola con il grembiule... ma non sarebbe meglio con il computer?

E questa ci mancava proprio. Torniamo ai grembiuli per i bambini e le bambine. Lo propone una deputata trentenne della maggioranza e la nostra nuova giovane ministra, naturalmente, approva in pieno... Probabilmente ne' l'una ne' l'altra hanno mai sperimentato di persona l'effetto della divisa scolastica.
Nonostante gli evidenti significati restauratori e controriformisti della proposta, non sono contrario all'idea di un abbigliamento più adatto e comodo per i bambini che vanno a scuola. Ma siamo sicuri che sia proprio il "grembiule" (nero per giunta) a restituire serietà e credibilità all'istituzione scolastica? Non pare strano che proprio da quella parte politica che si richiama ai valori di assoluta innovazione e modernità della scuola (le tre "I", le pagelle online...) arrivino le proposte per un chiaro ritorno ad uno "stile" passato?
Diciamola tutta. I grembiuli, con o senza fiocchi, sono proprio brutti e tristi. Non sarebbe stato meglio proporre invece una divisa - abbigliamento colorata e vivace? Magari una tuta leggera e comoda del tipo di quelle che usano le società sportive? Una scelta, ovviamente, da affidare ai singoli istituti in base al regolamento sull'autonomia.
E magari accompagnando poi l'iniziativa nazionale con ferree direttive che vietino di far trasportare quotidianamente ai bambini pesantissimi zainetti, responsabili di diversi problemi alla colonna vertebrale?
Qual è, allora, l'immagine che hanno i nostri parlamentari e i nostri governanti dell'infanzia a scuola? Che cosa fanno, o cosa dovrebbero fare, fisicamente, i bambini in quelle ore che riempiono una parte così importante della loro vita? Stare sempre seduti nei banchi ad ascoltare la maestra che spiega? Leggere, scrivere e far di conto sempre e solo su libri e quaderni?
E poi... La contemporaneità di questa proposta con quell'altra, ben più grave e pesante, della schedatura razziale dei piccoli rom attraverso il rilevamento delle impronte digitali non può non evocare cupi scenari che pensavamo superati da almeno sessant'anni.

C'è poi da concordare con Vertecchi, che interpellato in merito, ha risposto che i veri problemi della scuola sono ben altri.
Ne cito uno solamente. Quello relativo alle dotazioni tecnologiche della scuola.
Dai tempi del Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche (1997) non è stata messa in campo nessun'altra iniziativa nazionale mirata a dotare la scuola di attrezzature adeguate e a parte alcune iniziative locali (regionali, provinciali...) le dotazioni sono rimaste quelle di dieci anni fa, tempi lunghissimi per quanto riguarda computer, lavagne interattive, reti LAN, connessioni e affini.
Si sa, la situazione del paese è quella che è. Il bilancio dello Stato deve fare i conti con difficoltà economiche e finanziarie piuttosto pesanti. Nonostante questo, alcune soluzioni di "ripiego" potrebbero essere pensate e progettate, anche a costo zero.
Ad esempio il riciclo di computer vecchi di tre o quattro anni dismessi da enti pubblici o privati o addirittura dalle famiglie stesse, che in molti casi sarebbero ben felici di aiutare la scuola.
Ma avete mai provato a portare nella vostra aula (o in quella di vostro figlia/o) un computer o un monitor o una stampante?
Io che sono un insegnante di scuola primaria sì, ma ho dovuto ben presto riportarmi via il mio vecchio Pentium, dato che molti problemi di tipo "amministrativo", soprattutto legati all'inventario dei beni, non tanto alla sicurezza, costituivano un ostacolo letteralmente insormontabile. Avrei dovuto fare una "donazione" alla scuola (ma io non volevo donarlo, volevo solo imprestarlo...), avrei dovuto fare apposita domanda al Consiglio d'Istituto... Procedure che sarebbero durate parecchi mesi.
Teoricamente, se consentissi ad un mio alunno di scrivere sul mio notebook, dovrei "donare" il mio notebook alla scuola e fare domanda...
Il punto di fondo è che la normativa scolastica attuale che regola acquisti ed inventari risale a quel periodo cupo cui prima accennavo. E' totalmente inadeguata in ogni caso ad avere a che fare con i problemi che pongono le (ormai non più tanto) nuove tecnologie.
La nostra giovane ministra è un'esperta in diritto amministrativo, mi pare. Perché, invece di preoccuparsi di come sono vestiti i bambini, non si preoccupa degli strumenti con cui questi possono imparare e trova una soluzione amministrativa efficace per consentire che, anche nel rispetto delle norme sulla sicurezza, la normalità entri finalmente nella scuola?

venerdì 07 settembre 2007

La rivincita di grammatica e tabelline

Stavo leggendo i documenti "estivi" del Ministero e tentando qualche riflessione sia sugli Assi culturali (regolamento sull'obbligo dell'istruzione) sia sulle Indicazioni Nazionali quando l'uscita mediatica del ministro su giornali e TV mi ha colpito con violenza...
Raramente ho giudicato prese di posizione pubbliche così grossolane e sensazionalistiche. Nelle precedenti uscite sui videogiochi violenti, sugli insegnanti fagnani, sul bullismo, sugli esami di riparazione, il nostro ministro non mi era piaciuto granché, ma ho sempre pensato che queste dovevano far parte, in fondo, di un comportamento imposto dal ruolo.
Ma ora comincio a ipotizzare che ci sia qualcosa di più.

Non può non risultare evidente la distanza di stile, ma anche di contenuti, tra i documenti di cui dicevo e le affermazioni mediatiche.
Sembrano, in tutta onestà, appartenere a progetti politici molto differenti. Il documento sugli assi culturali soprattutto, dopo tanto pedagoghese confuso, tabelle, schemi ed elenchi di obiettivi vaghi ed indefiniti sembra finalmente rimettere ordine tra i concetti, essenziali per chi insegna, di “competenza”, “abilità” e “conoscenza” e fare finalmente chiarezza con un linguaggio comprensibile e condivisibile sulle finalità della scuola dell’obbligo. Le stesse Indicazioni Nazionali pur tra molte possibili critiche nel dettaglio - per esempio sul ruolo biecamente “strumentale” e assai poco “cognitivo” svolto dalle tecnologie impiegate nella didattica - hanno comunque il pregio, rispetto al passato, di essere più comprensibili, più sintetiche e soprattutto ordinate sistemicamente rispetto ai tre ordini di scuola (infanzia, primaria e secondaria di I grado).
Le recenti dichiarazioni di Fioroni invece, sono andate ben al di là di una necessaria semplificazione comunicativa per il mondo dei “non addetti”; rimpallate soprattutto dalla stampa, puntavano soprattutto ad accreditare un immagine di governo “serio”, severo il giusto e attento alla conservazione dei “veri valori” della scuola. Un tentativo quasi di scavalcare la destra.
Trovo davvero curioso che Forza Italia, quasi spiazzata, sia stata costretta a definire il progetto come un progetto “passatista”.
Che tutto questo abbia a che fare con le “grandi manovre” per un’alleanza politica centrista presidiata dal nascituro Partito Democratico?
Non si intuisce forse un parallelismo con la recente richieste di “giro di vite” sul tema dell’ordine pubblico (lavavetri ecc.) sostenuto da alcuni sindaci di quella area? (Cofferati propone perfino l’arresto per chi imbratta i muri della città).

Il coro di assensi compiaciuti e trionfalistici dei “disciplinaristi” ha trovato la propria massima espressione nell’articolo di Paola Mastrocola sulla Stampa di mercoledì 5, che, riprendendo i temi dei “Segmenti e bastoncini”, è arrivata a chiedere il ripristino delle poesie a memoria e della calligrafia. E a quando le “aste” per “imparare” a scrivere?

Ciò che preoccupa sono le conseguenze possibili.
I genitori, ma anche molti insegnanti, leggono solo i giornali e guardano solo la TV. Non vanno a leggersi le pagine delle Indicazioni e dei documenti sugli Assi culturali per la scuola dell’obbligo.
I genitori sono rassicurati da un punto di vista emotivo. L’immagine di scuola prospettata da Fioroni in questi giorni assomiglia sempre di più a quella che "loro" hanno frequentato, quando non c'erano troppe tecnologie e diavolerie varie. Ciò che è conosciuto, o si suppone di conoscere, piace sempre di più e, soprattutto, spaventa di meno.
La stessa immagine rischia di rassicurare e legittimare quella parte di insegnanti che non si sono mai posti domande sulla pedagogia, non si sono mai occupati di tecnologia, che hanno fatto i corsi di aggiornamento sbuffando e solo per adempiere ad un dovere burocratico. Questo fatto che grammatica, nomi di fiumi, tabelline e poesie a memoria contano di più di inglese e informatica li riporta all'onor del mondo. Infatti la grammatica, le capitali e le tabelline le sanno, l'informatica e l'inglese no. Sanno anche I Sepolcri a memoria e forse, dopo aver letto Mastrocola, stanno già programmando di iniziare l’anno facendo imparare ai bambini Pianto antico.

Posted by Alessandro Rabbone at 12:20 AM
Edited on: venerdì 07 settembre 2007 12:29 AM
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martedì 06 marzo 2007

convegno sul Logo a Salerno

Sono stato a Salerno... Un convegno sul Logo. E dopo tanti anni non mi sono ancora stufato. Non si tratta solo delle novità tecnologiche (le nuove versioni di MicroMondi ecc.)
Non mi sono ancora stufato perché ogni volta ritrovo in chi partecipa interesse e passione pedagogica; ritrovo colleghi insegnanti che hanno ancora voglia di stare ad osservare i bambini e di pensarli protagonisti attraverso il racconto delle loro esperienze cognitive. un momento del convegno

L'occasione è stata la presentazione di un libro: il terzo quaderno del Centro Intermedia, dedicato ovviamente alle esperienze Logo e al costruzionismo di S. Papert.
Mi colpisce, leggendolo, ritrovare dopo 25 anni e più, tanti racconti di percorsi professionali simili al mio. Il primo approccio con il Logo negli anni '80 con il Commodore 64 e simili, i primi entusiasmi, i primi laboratori allestiti tra mille difficoltà...
libro 'logo, micromondi, robotica'L'usare il Logo a scuola non è una pratica di massa, sia ben chiaro, ma un certo numero di belle esperienze in Italia è pur sempre presente. Basta leggere il libro o sfogliare il DvD allegato, per renderesene conto. E' pur sempre presente un gruppetto di insegnanti che forse sono troppo timidi, o forse troppo lontani dai virtuosismi verbali del buro-pedagoghese, o forse, semplicemente e pragmaticamente, hanno solo voglia di pensare ai ragazzi ed alla didattica...
E' l'impressione che ne ricavo leggendo Clelia Ferrario o Rosario Formica o il davvero coinvolgente intervento di Roberto Bergonzini di Castelvetro Modenese. Ed è la stessa impressione che provo quando al convegno incontro, di persona, Serena Simoncini, Maria Luisa Zampetti e lo stesso Michele Baldi che ha curato il libro.
Tutti fermamente convinti che usare Logo nella scuola non significa solo usare una tecnologia più adatta o accattivante, ma significa cambiare concretamente (e quotidianamente) il proprio punto di vista su cosa significa "imparare".

La cosa strana è che questo gruppetto di persone sparse un po' per tutta Italia, ma così vicine per storia professionale e per convinzioni pedagogiche, non abbia mai tentato d'incontrarsi ne' in modo virtuale, ne' di persona.

Non sarà arrivato il momento di farlo?

Posted by Alessandro Rabbone at 3:51 PM
Edited on: martedì 06 marzo 2007 6:41 PM
| Categorie: Vita della scuola

venerdì 12 gennaio 2007

... e la nascita dell'ANSAS

Mi sbagliavo; almeno parzialmente, ma mi sbagliavo.

I tempi lunghi, le prorogatio, cui la burocrazia ministeriale ci ha abituati nel corso degli anni questa volta non valgono.
Sulla questione chiusura IRRE / apertura ANSAS (la nuova Agenzia per l'autonomia) il ministro pare muoversi con celerità inusuale. Il giorno dopo l'approvazione della legge finanziaria ecco la circolare che mette fine agli IRRE. Nemmeno si fanno passare le vacanze di Natale. I Consigli di Amministrazioni sono sciolti... tutti i progetti sono sospesi, si nominano i Commissari straordinari (già fatto anche questo). Al via il passaggio di beni e personale alle USR...

Non posso certo nascondere una certa ammirazione per chi si muove con sicurezza e determinazione per rimettere ordine nel caos della burocrazia scolastica, ma d'altra parte, appena provo a posizionarmi da un punto di vista meno interno e più oggettivo, qualche dubbio mi viene.
In fondo parliamo di un provvedimento per risparmiare che riguarda, nel complesso, poche centinaia di persone. Se si considera poi la vicinanza alla pensione di molti comandati, il numero si riduce ulteriormente...
A leggere alcuni post su blog e m-list scolastici che inneggiano con cori da stadio virtuali al ministro che "rispedisce in cattedra" gli imboscati distaccati ("Grande Beppe!", "Forza Fioroni"...) viene il dubbio che si tratti di un'operazione più di immagine che di sostanza.

Qualcuno, non solo a destra, sostiene che l'istituzione dell'ANSAS, alle dirette dipendenze del Ministero rappresenti un'operazione neo-centralista per il controllo dell'autonomia delle scuole, ma a me il punto centrale non sembra questo. Come persona di scuola mi preoccupa, e non poco, la scarsa considerazione generale circa il ruolo della ricerca educativa e didattica nel nostro paese.
Molto probabilmente gli IRRE hanno fallito nel loro compito, ma sostituirli con un'Agenzia di dipendenti diretti che avrà come compito principale il monitoraggio delle riforme e dell'organizzazione, equivale a negare ogni valore e ogni possibilità all'innovazione didattica, alla ricerca di nuove metodologie, alla sperimentazione di nuovi modelli e strumenti...

Posted by Alessandro Rabbone at 1:46 PM
Edited on: sabato 19 maggio 2007 3:43 AM
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domenica 31 dicembre 2006

La fine degli IRRE

La Finanziaria ha soppresso gli IRRE. E ha decretato la riconversione della metà del personale comandato (tra cui il sottoscritto) nei ranghi di una costituenda Agenzia per l'autonomia, erede del parimente soppresso INDIRE.
Sull'intera vicenda neanche troppo clamore. Qualche documento di protesta o a favore, richieste di chiarimento molto generiche in Parlamento... Ma si sa che poi i tempi di attuazione delle decisioni politiche, anche di quelle minime, qui da noi richiedono tempi lunghi e le possibilità di retromarcia, almeno parziali, sono sempre possibili.
Insomma per il personale che "rischia" il ritorno tra i banchi di scuola nessuna paura... Tutto si aggiusterà, in un modo o nell'altro.

Fa riflettere tuttavia il modo in cui il mondo della scuola, e quel pezzo di politica che di scuola si occupa, considera il tema della ricerca educativa e didattica.
Sono entrato all'IRRSAE nel 2000 con il sincero (ma quanto ingenuo!) desiderio di fare "davvero" ricerca didattica. Nel 2001, dopo alcune minacce di chiusura, una prima ristrutturazione. La perdita della S(perimentazione) e dell'A(ggiornamento). Nuova mission dell'Istituto, altro organico, altro concorso di selezione, altro tempo che passa a riorganizzarsi. Nel 2004 (mi pare) eccoci pronti, finalmente, con un nuovo assetto, nuovo Consiglio di Amministrazione, nuovo ruolo del Direttore, ma con gli stessi problemi di pesantezza burocratica e amministrativa di prima.
Ed ora di nuovo qui a domandarci chi siamo e dove andiamo, se serviamo alla scuola o se siamo inutili. Eccoci a passare più tempo di prima a discutere di noi stessi e di mission varie.

Sinceramente ne ho abbastanza, mi arrendo.
Se qualche paradossale e kafkiano meccanismo burocratico non me lo impedirà tornerò a scuola l'anno prossimo.
Forse un po' di ricerca didattica potrò ancora farla tra i bambini che gridano, i genitori che protestano e gli adempimenti amministrativi necessari.

Posted by Alessandro Rabbone at 5:43 PM
Edited on: domenica 31 dicembre 2006 5:50 PM
| Categorie: Vita della scuola