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sabato 19 maggio 2007
Lavagne interattive multimediali. 'Valore aggiunto' e 'sostegno' alla didattica.
Mi è capitato nel corso della mia ultima sperimentazione all'IRRE Piemonte di utilizzare una LIM o LIMD (Lavagna Interattiva Multimediale per la Didattica). Si tratta di un ulteriore oggetto tecnologico da poco entrato nel panorama delle possibili risorse strumentali per la scuola. Collegata ad un pc dotato di un software apposito e usata con un normale proiettore costituisce una sorta di ampio touch screen che permette (più) efficaci lezioni frontali, ma anche un interessante utilizzo "collettivo" in una situazione di gruppo e di condivisione cognitiva da parte degli alunni. Un utilizzo tanto più interessante quanto più gli alunni sono piccoli.
Un recente
convegno a Bologna sull'uso delle LIM, cui ho partecipato, mi ha
però lasciato qualche dubbio. Dubbi non tanto sulla bontà dello
strumento in sé, che mi sembra un ottimo strumento, ma dubbi sul modo in
cui la cultura pedagogica attuale ne concepisce l'utilizzo in funzione
del far scuola.
Nonostante alcuni accenni problematici espressi da
Luigi Guerra, ordinario di “Tecnologie dell’istruzione e
dell’apprendimento” di Scienze della Formazione di Bologna, che ha
parlato di possibili 'derive' negative nel caso in cui si focalizzi
eccessivamente l'attenzione sull'aspetto tecnico e strumentale, mi è
parso che il clima generale andasse piuttosto in direzione di un
appiattimento nell'esaltare il 'valore aggiunto' rispetto alla didattica.
In
altre parole, pur a fianco di qualche esperienza nuova ed interessante,
il senso con cui la scuola si accinge a fare entrare anche questo
strumento nel proprio ambito sembra essere quello per cui le tecnologie
siano e debbano essere un mero (e neutro) 'sostegno' alla didattica...
una didattica che per forza rimane quella tradizionale, con gli stessi
contenuti e le stesse finalità.
Che computer e aggeggi
informatici come le LIM siano semplici strumenti è un dato di tutta
evidenza, ma se si parla di 'tecnologie' non si parla solo di strumenti,
si parla anche dei relativi processi e procedimenti con cui questi
vengono usati.
Allora introdurre le tecnologie a scuola non significa
solamente 'aggiungere' o 'sostenere' ciò che già esiste, ma dovrebbe
significare rimettere in discussione processi, procedimenti e anche
obiettivi, con un'attenzione particolare, visto che ci si trova
nell'ambito dell'istruzione, alla dimensione cognitiva.
Non posso, a questo proposito, che condividere un post
di Dario Zucchini che lamenta che gli insegnanti non riescono a
staccarsi dal concetto di 'ricerchina' (riedizione o breve
rielaborazione di quanto già esiste) quando con le tecnologie si
potrebbe fare molto di più. Il fatto è che immaginare e progettare nuovi
percorsi cognitivi dei propri alunni richiede uno sforzo molto maggiore
rispetto al semplice attrezzarsi ad utilizzare un nuovo software
o un nuovo aggeggio informatico.
Edited on: sabato 19 maggio 2007 4:49 AM
| Categorie: Didattica