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giovedì 12 aprile 2007
Tecnologie a scuola? Davvero?
Come vi trovereste se foste ricoverati in un ospedale in cui le
procedure seguite dal personale, gli strumenti di diagnosi e le terapie
adottate fossero, all'incirca, quelle di cento anni fa?
Come minimo
“a disagio” credo.
Perché mai, allora, si continua a
trovare normale che nella scuola accada ciò che in altre strutture
istituzionali non sarebbe tollerabile e tollerato?
Perché stupirsi se
ragazze e ragazzi, come le tristi cronache di questi tempi mettono in
evidenza, vivono rispetto alla scuola sempre più stati di disaffezione e
di noia quando non di ribellione aperta?
Nella scuola, e soprattutto nella scuola di base, le procedure
d'insegnamento e gli strumenti materiali sono grossomodo quelli degli
inizi del '900, della riforma Gentile, per bene che vada. La
disposizione di cattedre e banchi nelle aule, le possibilità
comunicative e dialogiche di lavagne (di ardesia o, nella migliore delle
ipotesi, in laminato plastico per gesso), di carte geografiche, di
libri, penne e quaderni sono sicuramente le medesime.
Nonostante
qualche sforzo degno di nota di qualche anno fa (mi riferisco al PSTD,
Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche, 1997 - 2000), le
tecnologie, nuove o meno nuove, nella scuola non ci sono mai entrate
davvero...
Non ci è entrata per nulla la televisione che "di per sé",
e non certo per quello che trasmettono RAI e Mediaset, potrebbe
rappresentare un formidabile strumento didattico (e dovrebbe bastare, al
proposito, il ricordare la storica esperienza
di Alberto Manzi "Non è mai troppo tardi").
Men
che meno ci è entrata la radio, che, tra tutte le tecnologie della
comunicazione, non può certo essere considerata "nuova".
Il
computer, almeno al suo apparire, sembrerebbe aver avuto molta più
fortuna, ma se ci si ragiona un minimo, l’impatto concreto sulla
didattica appare in definitiva piuttosto limitato…
L’ultima indagine
sulle TIC nella scuola italiana, condotta nel 2004 dal MIUR, ora
tornato MPI, affermava in toni trionfalistici che nella scuola italiana
si aveva una media di un computer ogni 10 alunni (di uno ogni 12 circa
nella scuola di base). Dati confermati anche da più approfondite ricerche
europee…
Tuttavia ne’ le indagini nazionali, ne’ quelle
europee, indicano con chiarezza quale quota di strumentazione digitale
viene abitualmente destinata alla didattica d’aula e/o di laboratorio e
quale all’amministrazione da parte delle segreterie. Al proposito mi
torna sempre in mente ciò che alcuni anni fa era emerso come “caso
limite”. In una provincia piemontese si dava il caso di un piccolo
circolo didattico in cui, sui 9 pc acquistati con i fondi PSTD, 8 erano
stati destinati alla segreteria amministrativa ed uno solo alla
didattica… La cosa curiosa era che il personale di segreteria era
costituito da solo quattro unità.
Anche ammesso che davvero ogni
alunno potesse avere a disposizione un computer per un decimo del
proprio tempo/scuola, cosa assai improbabile, vista l’attuale
organizzazione di tempi e spazi, l’influenza della tecnologia sulle
modalità di apprendimento e di insegnamento rimarrebbe un fatto del
tutto modesto.
In un periodo in cui la preoccupazione educativa più pressante sembra
essere quella di criticare i videogiochi violenti e di proibire l’uso
dei cellulari (soprattutto per evitare che le riprese video finite su
YouTube possano dimostrare l’abisso di volgarità e pochezza culturale in
cui è precipitata la scuola) vale ancora la pena di ripensare alla
tecnologia come ad un’occasione positiva?
Forse no, forse, per
riprendere il paragone con le strutture sanitarie, conviene rassegnarci
a farci curare senza antibiotici e senza anestesie…
Edited on: giovedì 12 aprile 2007 1:51 PM
| Categorie: Didattica