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venerdì 04 luglio 2008

A scuola con il grembiule... ma non sarebbe meglio con il computer?

E questa ci mancava proprio. Torniamo ai grembiuli per i bambini e le bambine. Lo propone una deputata trentenne della maggioranza e la nostra nuova giovane ministra, naturalmente, approva in pieno... Probabilmente ne' l'una ne' l'altra hanno mai sperimentato di persona l'effetto della divisa scolastica.
Nonostante gli evidenti significati restauratori e controriformisti della proposta, non sono contrario all'idea di un abbigliamento più adatto e comodo per i bambini che vanno a scuola. Ma siamo sicuri che sia proprio il "grembiule" (nero per giunta) a restituire serietà e credibilità all'istituzione scolastica? Non pare strano che proprio da quella parte politica che si richiama ai valori di assoluta innovazione e modernità della scuola (le tre "I", le pagelle online...) arrivino le proposte per un chiaro ritorno ad uno "stile" passato?
Diciamola tutta. I grembiuli, con o senza fiocchi, sono proprio brutti e tristi. Non sarebbe stato meglio proporre invece una divisa - abbigliamento colorata e vivace? Magari una tuta leggera e comoda del tipo di quelle che usano le società sportive? Una scelta, ovviamente, da affidare ai singoli istituti in base al regolamento sull'autonomia.
E magari accompagnando poi l'iniziativa nazionale con ferree direttive che vietino di far trasportare quotidianamente ai bambini pesantissimi zainetti, responsabili di diversi problemi alla colonna vertebrale?
Qual è, allora, l'immagine che hanno i nostri parlamentari e i nostri governanti dell'infanzia a scuola? Che cosa fanno, o cosa dovrebbero fare, fisicamente, i bambini in quelle ore che riempiono una parte così importante della loro vita? Stare sempre seduti nei banchi ad ascoltare la maestra che spiega? Leggere, scrivere e far di conto sempre e solo su libri e quaderni?
E poi... La contemporaneità di questa proposta con quell'altra, ben più grave e pesante, della schedatura razziale dei piccoli rom attraverso il rilevamento delle impronte digitali non può non evocare cupi scenari che pensavamo superati da almeno sessant'anni.

C'è poi da concordare con Vertecchi, che interpellato in merito, ha risposto che i veri problemi della scuola sono ben altri.
Ne cito uno solamente. Quello relativo alle dotazioni tecnologiche della scuola.
Dai tempi del Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche (1997) non è stata messa in campo nessun'altra iniziativa nazionale mirata a dotare la scuola di attrezzature adeguate e a parte alcune iniziative locali (regionali, provinciali...) le dotazioni sono rimaste quelle di dieci anni fa, tempi lunghissimi per quanto riguarda computer, lavagne interattive, reti LAN, connessioni e affini.
Si sa, la situazione del paese è quella che è. Il bilancio dello Stato deve fare i conti con difficoltà economiche e finanziarie piuttosto pesanti. Nonostante questo, alcune soluzioni di "ripiego" potrebbero essere pensate e progettate, anche a costo zero.
Ad esempio il riciclo di computer vecchi di tre o quattro anni dismessi da enti pubblici o privati o addirittura dalle famiglie stesse, che in molti casi sarebbero ben felici di aiutare la scuola.
Ma avete mai provato a portare nella vostra aula (o in quella di vostro figlia/o) un computer o un monitor o una stampante?
Io che sono un insegnante di scuola primaria sì, ma ho dovuto ben presto riportarmi via il mio vecchio Pentium, dato che molti problemi di tipo "amministrativo", soprattutto legati all'inventario dei beni, non tanto alla sicurezza, costituivano un ostacolo letteralmente insormontabile. Avrei dovuto fare una "donazione" alla scuola (ma io non volevo donarlo, volevo solo imprestarlo...), avrei dovuto fare apposita domanda al Consiglio d'Istituto... Procedure che sarebbero durate parecchi mesi.
Teoricamente, se consentissi ad un mio alunno di scrivere sul mio notebook, dovrei "donare" il mio notebook alla scuola e fare domanda...
Il punto di fondo è che la normativa scolastica attuale che regola acquisti ed inventari risale a quel periodo cupo cui prima accennavo. E' totalmente inadeguata in ogni caso ad avere a che fare con i problemi che pongono le (ormai non più tanto) nuove tecnologie.
La nostra giovane ministra è un'esperta in diritto amministrativo, mi pare. Perché, invece di preoccuparsi di come sono vestiti i bambini, non si preoccupa degli strumenti con cui questi possono imparare e trova una soluzione amministrativa efficace per consentire che, anche nel rispetto delle norme sulla sicurezza, la normalità entri finalmente nella scuola?